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July 30 Ognuno ha la sua stradaLa lezione sta per cominciare.
"Adesso devo andare" gli dico. Mi lascia un bacio all'angolo della bocca. Scrive il suo numero di telefono su un tovagliolo del bar. "Se ti va, mi chiami, ci vediamo... Ti dimostrerò che non sono più quel cretino che hai conosciuto." Lui resta lì, davanti al suo cappuccino. Io esco dal bar e vado in aula. Prendo il suo numero e lo faccio in mille pezzetti. Non mi guardo indietro. "Non voltarti, non voltarti..." ripeto tra me e me. Perché vivere è come scalare le montagne: non devi guardarti alle spalle, altrimenti rischi le vertigini. Devi andare avanti, avanti, avanti... senza rimpiangere quello che ti sei lasciato dietro, perché, se è rimasto dietro, significa che non voleva accompagnarti nel tuo viaggio. Però ti è servito anche quel pezzo di roccia che non riesci più a vedere, ti ha fatto capire, ti ha dato slancio. È servito anche Giorgio ad arrivare in cima, a capire Carlo. Il telefonino mi squilla nella borsa, rispondo senza esitare. "Carlo! Com'è andata?" "28!" e la sua voce saltella al telefono. Sorrido. "Allora sono servite le ripetizioni di anatomia che ti ho dato..." scherzo a bassa voce. "Sono state molto utili, però stasera avrò bisogno di un ripasso... Non mi è tanto chiaro il cuore..." dice ammiccando. "Ok, allora stasera te lo rispiego." Passerà a prendermi alle otto. Ma non potrò spiegargli nulla, neanche a me il cuore è tanto chiaro oggi. Perché, per un attimo, il mio cuore si voleva voltare e riabbracciare il passato. "Ti amo!" gli dico tutto d'un fiato. E mi aggrappo ancora di più alla roccia e mi do slancio, per non guardarmi indietro, per continuare a scalare. Voglio arrivare in cima, Carlo. Sei tu il mio sentiero, la strada da seguire. "Anch'io," risponde subito e sorride, "ma perché me lo dici ora?" chiede. Non lo so, Carlo. Il mio cuore, ogni tanto, si ammala: è la malattia dei ricordi. E solo tu puoi aiutarmi a guarire. È una terapia lunga e difficile... Si cura vivendo. _Tratto da "Ma le stelle quante sono" di Giulia Carcasi
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Sentieri, strade, scalate, delle volte anche discese.
Ma solo "delle" volte!
E' proprio vero: la strada della vita è per lo più una salita.
E più in alto si avrà il coraggio di salire e maggiore sarà l'impegno, la stanchezza.
E maggiore sarà anche l'estensione della visuale verso la valle, sempre più esteso il panorama ai nostri occhi.
Ma discorrendo avviene la magia: il tempo acquista maggior velocità, i piedi fanno male di meno, il paesaggio appare più bello. Quanta gente si lascia indietro, sempre più mentre si sale.
Un panorama ha senso a metà se sono solo 2 gli occhi ad ammirarlo. Comments (2)
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